La grotta di Ospo, grazie alla conformazione del terreno, alla
posizione e alla grande disponibilità d’acqua, fu scelta in tempi antichi (
probabilmente già nell’XI sec.) per costruirvi un ampio rifugio sicuro. Chiusa
da alte mura ( tranne che nel tratto mediano, per dare sfogo alle piene del
torrente), poteva ospitare al suo interno una piccola guarnigione fissa di
soldati e gli abitanti del paese sottostante in occasione delle frequenti
scorribande di predoni islamici che seminavano terrore e morte in queste zone.
La grotta è una risorgiva carsica importante: l’acqua ha origine da un unico
stretto cunicolo che si pare alla base della parete sul fondo. Esplorato già
dalla fine dell’800, esso ha rivelato la presenza di diversi laghetti e di un
lago più grande a circa un chilometro dall’entrata.
Oggi, nei periodi di piena, il Rio Ospo si ingrossa notevolmente e ,
non riuscendo a defluire immediatamente, si forma un lago dalle acque verdi e
silenziose proprio all’interno della caverna, conferendo al panorama un aspetto
vagamente misterioso. Purtoppo conosco questa immagine soltanto dalle
fotografie, poiché, all’epoca della mia visita, il lago non c’era, ma ricordo
benissimo la sensazione di un tempo sospeso mentre mi addentravo tra i numerosi
alberelli sottili dentro la grotta. La terra sotto i miei piedi era sabbiosa,
con una leggera nota grigia, e le mie sole orme ne intaccavano la compattezza.
Con la sensazione di violare un luogo sacro, ho provato ad immedesimarmi nei
precedenti occupanti, terrorizzati e abbattuti all’idea di ritrovare le loro
case distrutte per l’ennesima volta ed i campi razziati. Poi mi sono voltata
verso l’apertura, che ancora conserva tracce delle antiche mura, a guardare la
valle: come protetta in un bozzo, tutto ciò che compariva all’orizzonte
sembrava lontano. Ne’ rumori ne’chiasso ne’ vibrazioni risuonavano nell’antro,
ma solo un silenzio che assorda chi non vi è abituato.

